Anna Maria Nardulli e Ida Ciccarone
di Anna Maria Nardulli e Ida Ciccarone
rubrica del 11 febbraio 2009

Teste dure come la pietra

La durezza delle pietre murgiane viene spesso paragonata alla caparbietà dei suoi abitanti.

Pietra e Murgia sono un binomio indissolubile. Gli antichi romani giunti in “escursione” da queste parti battezzarono non a caso questa terra Murex (pietra aguzza). Il paesaggio talvolta lunare che si può trovare sul nostro altopiano, con le sue rocce dalle sfumature bluastre, ha segnato indelebilmente la storia locale e i suoi abitanti.

La durezza delle pietre murgiane, infatti, viene spesso paragonata alla caparbietà dei suoi abitanti. Caparbietà e testardaggine che nel corso dei secoli sono riusciti a trasformare in un luogo abitabile, ospitale e soprattutto coltivabile, una zona dura e spigolosa come le sue pietre. Prima di allora gli unici frutti di questa terra erano i sassi e le rocce appuntiti, taglienti e aguzzi, arrendevoli solo alla forza estrema dei vigorosi venti e delle abbondanti precipitazioni invernali e del cocente sole estivo.

I murgiani, non solo caparbi ma anche ingegnosi. Il principale disagio e ostacolo di questa terra, le pietre appunto, sono state trasformate dai nostri predecessori in una vera e propria risorsa, oggi indispensabile. Lo spietramento dei terreni già in epoche remote ha consentito non solo lo sfruttamento dei terreni per scopi agricoli e per l'allevamento ma ha anche fornito i “mattoni” dei nostri paesi. Ma le città antiche della Murgia non sono solo i centri storici che conosciamo tutti. Le nostre campagne sono zeppe di insediamenti preistorici, classici e medioevali abbandonati da secoli.

Passeggiando per le Murge abbiamo incontrato i resti di antiche mura a secco di città abbandonate o morte di cui non ricordiamo neanche più i nomi. Mura difensive mastodontiche larghe più di tre metri dove si può tranquillamente camminare in due o tre persone a braccetto. Come quelle del Villaggio Grippoli a Cassano, situato in posizione strategica che si affaccia sull'attuale abitato dominando la piana di Bari, costruito dagli antichi cassanesi in fuga dalle invasioni barbariche.

Ma abbiamo anche riscoperto un lungo ponte in pietra ancora solido e percorribile che resiste nonostante attraversi la Lama di Mesola, quasi sempre secca e tuttavia in grado di trasformarsi in un fiume torrenziale per le forti piogge autunnali.

Le nostre passeggiate tra Acquaviva, Cassano, Santeramo e Gioia ci hanno portato a conoscere uno straordinario strumento di riforma agraria, cominciata quasi ovunque all’inizio dell’Ottocento, che colpì le proprietà demaniali e soprattutto quelle ecclesiastiche. Troviamo esempi di quotizzazioni ad Acquaviva nella zona di Curtomartino, a Gioia in Contrada Terzi, ma il luogo più significativo e suggestivo è sicuramente la zona delle Quite di Santeramo. Notevole risultato delle energie dei santermani che immediatamente dopo il primo conflitto mondiale e dopo quasi un secolo di lotte e rivendicazioni, riuscirono ad appropriarsi di quella porzione di Murgia, che conserva ancora strutture e fascino.

Vorremmo inoltre raccontarvi di un altro luogo incontrato durante le nostre esplorazioni, ossia i bellissimi terrazzamenti realizzati sui fianchi di due colline, tra il convento della Madonna degli Angeli e la contrada Fra' Diavolo a Cassano, attraversati da una antica rete viaria ormai in disuso e costellati da una rete fitta di muri a secco.

A chiunque di voi abbia ora la curiosità e il desiderio di guardare con gli occhi propri i luoghi appena descritti, chiediamo di non aspettare troppo e di chiedere di noi per una passeggiata sulle Murge.

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Mura difensive mastodontiche larghe più di tre metri dove si può tranquillamente camminare in due o tre persone a braccetto.
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