Coldiretti Puglia

Dazi: in 10 anni export regionale+36,9%, ora pesa minaccia Trump

E’ quanto emerge dal rapporto “Il Valore della filiera italiana del cibo” di Coldiretti e Filiera Italia presentato al Forum di Tuttofood

Attualità
Gioia del colle venerdì 10 maggio 2019
di Teresa De Petro
Tuttofood
Tuttofood © n.c.

E’ cresciuto del 36,9% l’export agroalimentare pugliese in 5 anni, dal 2008 al 2018, trend positivo che continua anche nel 2019 ma che ora è minacciato dalle nuove guerre commerciali, a partire dai dazi del presidente americano Donald Trump che dopo la Cina potrebbero colpire l'Europa, con l'avvio ufficiale dell'indagine da parte del dipartimento del commercio statunitense.

E’ quanto emerge dal rapporto “Il Valore della filiera italiana del cibo” di Coldiretti e Filiera Italia presentato al Forum di Tuttofood a Milano dal presidente del Censis Giuseppe De Rita con la presenza, tra gli altri, del premier Giuseppe Conte, del presidente di Coldiretti Ettore Prandini e del Consigliere delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia. “L’andamento sui mercati internazionali potrebbe, però, ulteriormente migliorare con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 100 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare che per affermare i prodotti originali “occorre superare peraltro l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse per la promozione del vero Made in Italy all’estero puntando a un’Agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo sul modello della francese Sopexa ed investire sulle Ambasciate, introducendo nella valutazione principi legati al numero dei contratti commerciali. Un impegno importante a sostegno soprattutto delle piccole e medie imprese agricole e alimentari che esportano in misura crescente. Mentre a livello nazionale – ha ricordato Prandini – servono trasporti efficienti sulla linea ferroviaria e snodi aeroportuali per le merci che ci permetta di portare i nostri prodotti rapidamente da nord a sud del Paese e poi in ogni angolo d’Europa e del mondo”.

Bari è al 15° posto della classifica italiana delle province che esportano olio, con 53 milioni di euro e un aumento rispetto al 2017 del 10,3%, mentre Brindisi, pur perdendo il 6,2%, ha raggiunto nel 2018 i 39 milioni di euro per l’export di olio e il 19esimo posto nella classifica nazionale, rileva Coldiretti Puglia.

Un risultato sul quale pesa ora la minaccia dei dazi annunciati dal presidente americano Donald Trump sui prodotti europei, con l’avvio ufficiale della procedura di consultazione delle parti interessate da parte del Dipartimento del Commercio (USTR) che dovrà concludersi entro fine maggio.

La black list vale 11 miliardi di euro e comprende, purtroppo, importanti prodotti di interesse regionale come vino, olio extravergine di oliva, formaggi, agrumi, uva, marmellate, succhi di frutta.

“L'olio è il terzo prodotto pugliese più esportato e rappresenta il 9% dell’export di olio dall’Italia. La Puglia produce oltre il 50% dell’olio extravergine di oliva italiano, con un grande sforzo da parte di olivicoltori e frantoiani di arrivare sui mercati nazionali ed esteri con un prodotto di alta qualità e una rinnovata immagine e visibilità, rispondendo alla crescente domanda mondiale su cui incide la maggiore consapevolezza degli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva, provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione. Questo immenso patrimonio deve continuare a crescere, scongiurando grazie ad un abile negoziato la scure che si abbatterebbe sull’economia regionale e nazionale”, aggiunge il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

Negli ultimi cinque anni sono cresciuti del 33,3% i posti di lavoro nella filiera del cibo Made in Italy, con un incremento quadruplo rispetto al dato generale dell’intera economia, grazie alla capacità del settore di intercettare la nuova domanda globale di alta qualità e tipicità nell’alimentare ma anche di interpretare l’attenzione alla sostenibilità sociale e ambientale. Ma il numero diventa molto più elevato – ricorda lo studio di Coldiretti e Filiera Italia – se si considerano anche gli addetti della distribuzione commerciale e tutto il settore della ristorazione. E’ il segno che la filiera ha saputo, meglio di altri, ristrutturarsi nel post-crisi, ridisegnando la sua composizione interna e potenziando la propria capacità sia produttiva sia di creare nuove opportunità lavorative. Lo dimostra, in primis, il boom fatto registrare dalle esportazioni agroalimentari che dal 2008 ad oggi sono salite da 23,6 miliardi a 41,8 miliardi di euro, con un aumento record del 47,8% (contro il +16,5% del totale dell’economia).

“La Puglia con 11 milioni di ettolitri di vino prodotti nel 2018 – aggiunge il presidente Muraglia - è tornata al primo posto della classifica delle regioni più produttive, seguita dal Veneto (10,3), dall’Emilia Romagna (7,8) e dalla Sicilia (5,8). Le quatto regioni sommano circa 36 milioni di ettolitri, ossia il 65% di tutto il vino italiano. Le esportazioni dei vini pugliesi sono cresciute nel 2018 del 6,7%, una conferma della grande dinamicità del settore” e altrettanto importanti le performance soprattutto della provincia di Foggia, rileva Coldiretti Puglia, quinta nella classifica delle esportazioni di frutta e ortaggi lavorati e conservati con 158 milioni di euro nel 2018, sul totale regionale di 186 milioni di euro.

I principali paesi di destinazione dei prodotti italiani sono la Germania (6,9 miliardi di euro, +25,6% dal 2008), la Francia (4,7 miliardi di euro, +44,4%), gli Stati Uniti (4,1 miliardi di euro, +73,9%), il Regno Unito (3,4 miliardi di euro, +30,2%), la Spagna (1,6 miliardi di euro, +32,7%), la Svizzera (1,5 miliardi di euro, +28,1%).

Gli Usa sono il terzo Paese più importante per l’Italia come destinazione delle esportazioni agroalimentari ma, sono soprattutto il mercato dove si è verificato l’aumento maggiore.

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