Cronache di Gusto

La Mozzarella Gioia del Colle sarà Dop? Tutte le cifre in ballo, i timori della Campania

La conquista della Dop per la Mozzarella di Gioia del Colle è garanzia di qualità, tracciabilità e riconoscibilità del prodotto e anche di rispetto e tutela del consumatore”

Attualità
Gioia del colle mercoledì 14 ottobre 2020
di Emanuele Scarci
la mozzarella, uno dei prodotti tipici del nostro territorio
la mozzarella, uno dei prodotti tipici del nostro territorio © n.c.

La mozzarella di Gioia del Colle Dop al rush finale, atto finale della guerra delle mozzarelle. Il riconoscimento dell’Unione europea dovrebbe arrivare entro l’anno, forse già nelle prossime settimane.

“Siamo alle batture finali – assicura Giuseppe Genco, consigliere del comitato promotore Gal Terra dei Trulli e di Barsento - Il riconoscimento arriverà ben prima del 2021, presumibilmente nelle prossime settimane. Un risultato che inseguiamo dal 2011: la conquista della Dop per la Mozzarella di Gioia del Colle è garanzia di qualità, tracciabilità e riconoscibilità del prodotto e anche di rispetto e tutela del consumatore”. La domanda di registrazione della denominazione Dop della mozzarella di Gioia del Colle è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea circa un anno fa, il 21 ottobre 2019. E’ scaduto anche il periodo previsto di non opposizione da parte di terzi, dopo il ricorso al Tar del Consorzio della mozzarella di Bufala campana e dei produttori bavaresi. Ostacoli entrambi superati.

Il Gal Terra dei Trulli e di Barsento è una costola dell’associazione regionale degli allevatori. Il territorio della Dop comprenderà 16 comuni della provincia di Bari, 6 di Taranto e una porzione del territorio di Matera. I promotori dichiarano che al Consorzio aderiranno l’80% dei produttori dei territori che trasformano annualmente 2,06 milioni di quintali di latte. Gli allevatori sono 500. Le mozzarelle prodotte ammontano a 15,8 milioni di kg da parte di 22 aziende casearie. Tutt’altra aria si respira nel Consorzio della mozzarella di bufala campana, peraltro ancora convalescente per gli effetti del lockdown. Nel 2018 il Consorzio campano ha fatto ricorso al Tar del Lazio contro il riconoscimento della Dop alla mozzarella di Gioia del Colle. Un caso diventato anche politico dopo le prese di posizione del governatore della Campania Vincenzo De Luca e del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Il Tar però ha dato torto ai ricorrenti con la motivazione che non può sorgere alcuna confusione nei consumatori perché l'eccellenza della Campania è realizzata con latte di bufala, mentre quella pugliese con latte di mucca.

“Non ho dubbi che a Gioia del Colle otterranno la Dop, ma è un errore - osserva il direttore del Consorzio campano Pier Maria Saccani – Questi concetti non sono così chiari nella testa del consumatore e le etichette sono campi di battaglia. I promotori pugliesi avrebbero potuto chiamare il loro prodotto semplicemente Treccia di Gioia del Colle, come avevano scelto inizialmente. Quanto al territorio si creeranno inevitabilmente sovrapposizioni: anche noi abbiamo qualche caseificio in Puglia, nella provincia di Foggia”.
Saccani ammette che il termine “mozzarella” è generico (come la pizza e la pasta) e come tale non può essere protetto, “ma è compreso ugualmente nella denominazione. Quindi il consumatore si troverà di fronte a due prodotti Dop. La mozzarella di Gioia del Colle inoltre costerà meno della mozzarella di bufala campana e creerà qualche problema”.

Il territorio della mozzarella di bufala campana comprende la Campania, con le province di Caserta, Salerno, Napoli e Benevento, il Lazio con Latina, Frosinone e Roma, e infine la provincia di Foggia e il comune molisano di Venafro. Tuttavia le province di Caserta e Salerno rappresentano circa il 90% della produzione certificata Dop. Nel 2019 i 1.371 allevamenti di bufale Dop hanno prodotto oltre 50 mila tonnellate di mozzarella di bufala campana (+1,6% sul 2018), di cui il 34% (+1,4% sul 2018) è andato all’export, principalmente in Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti. Il valore al consumo è stato di 760 milioni. E quest’anno? “Avevamo iniziato il 2020 a tutto gas - racconta Saccani - ma poi c’è stata l’inchiodata di marzo, la chiusura della ristorazione, che vale il 20% della domanda, e la perdita dei consumi di Pasqua. Infine in estate sono mancati i turisti e il nostro è un prodotto stagionale. Ora temiamo che fino a Natale la domanda possa rimanere debole”.

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